La mia esperienza musicale è stata segnata da problemi alle corde vocali fin da bambino.

Ai tempi dell'università, gli otorinolaringoiatra con cui avevo contatti mi davano cure a base di cortisoni somministrati per aerosol. Funzionavano solo nel breve. Man mano che li prendevo, mi aumentava l'acidità di stomaco e durante la notte alle volte mi sentivo soffocare. Mi sembrava ovvio che ci fosse una connessione. Quando mi decisi a dirlo a uno specialista quello mi rispose una cosa tipo "che c'entra lo stomaco con le corde vocali?". Molti anni più tardi, un altro specialista mi chiese se avessi mai sentito parlare di reflusso gastroesofageo, spiegandomi come potesse essere la causa dei miei problemi. Mi fu facile credergli perché lo sapevo già. Ma individuare il problema non fu abbastanza. Negli anni ho cambiato tante volte la mia dieta, il modo di dormire, ho preso una sfilza infinita di medicine e fatto persino un intervento chirurgico. Palliativi. Miglioramenti temporanei con ricadute inesorabili.

La mia estensione naturale è da tenore e fino ai vent'anni potevo cantare di tutto, da Baglioni a Sting. Di questi tempi, le mie corde vocali hanno una forma innaturale, sono come spezzate verso il retro della laringe, hanno granulomi e... non aggiungo dettagli. Fatto sta che la Speech Therapist che mi ha analizzato la voce ha individuato una ottava entro cui la fonazione è corretta. Al di sotto e al disopra, le corde fanno fatica a combaciare e produrre un suono pulito. Ci sono però dei giorni in cui riesco a cantare note anche abbastanza acute senza problemi. Se si riuscisse a capire perché, si potrebbe trovare un modo per mitigare la disfunzione. Il problema è che i medici specialisti, quando non sono presi emotivamente come in tempi di Covid-19, sono una categoria che raramente ti ascolta, che ti dedica due minuti e corre via, che, in soldoni, non ci mette l'impegno che ci vorrebbe, a meno che non gli metti in mano in pacco di soldi.

Va be', dai, cerchiamo di essere positivi 😉 e vediamo che si può fare.

Dunque. La nota più alta che le mie corde vocali riescono a far vibrare più o meno tutti i giorni è un La medio, con una estensione media di una ottava e mezza. Non è molto, ma ci sono un sacco di canzoni che stanno dentro quell'intervallo. Se poi le scrivo da me e per me, ce le posso far stare di forza. Alla fine che rischio? Il fallimento, quello è già stato registrato, metabolizzato e superato. Un altro fallimento? E chi se ne frega. Quello che è importante è il goal. Perché fare delle nuove canzoni?

  • Perché scrivo canzoni continuamente. E' più forte di me. Ho centinaia e centinaia di appunti. Qualcosa dovrò pur farci.
  • Perché qualche giorno, di tanto in tanto, la voce è in condizioni decenti, per cui se preparo la base e aspetto il giorno giusto, un paio di take li reggo.
  • Perché mi piacerebbe scrivere per altri. In passato ho sempre scartato l'idea, per una ragione o per l'altra. Ma dopo un meraviglioso concerto di Tosca a Garbatella, a fine estate del 2018, ho pensato che scrivere per lei mi sarebbe piaciuto moltissimo.
  • Perché ho scritto le musiche per alcuni cortometraggi e la cosa mi ha caricato molto e voglio scriverne altre. Per averne un assaggio, guardatevi Portraits, un corto che ho anche scritto e prodotto nel 2016.

Ok 🤪, qual è il piano?

Di questi tempi, l'idea dell'album ha un po' perso di senso se non hai dietro una casa discografica e tutto il resto. Molto meglio delle playlist. Ne potrei creare per le canzoni vecchie, per le nuove, per le cover, per le composizioni strumentali, per gli appunti e quant'altro. Ma ancora di più, penso a singoli eventi. Nuova canzone, nuovo post, nuova conversazione con gli amici.

Comunque vada, sarà un successo.


La foto in alto è di un concerto in piazza, a San Benedetto in Guarano, del 17 agosto 2005. La cosa che mi è rimasta più in mente di quella sera è che faceva un freddo sorprendente per quel periodo dell'anno.